La città senza nome (The Nameless City) è un racconto di Howard Phillips Lovecraft, scritto nel gennaio del 1921 e pubblicato nel novembre dello stesso anno sulla rivista Wolverine.
| La città senza nome | |
|---|---|
illustrazione di leothefox. | |
| Autore | Howard Phillips Lovecraft |
| 1ª ed. originale | 1921 |
| Genere | racconto |
| Sottogenere | horror |
| Lingua originale | inglese |
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Il racconto tratta di una città antichissima, abbandonata, "remota nel deserto d'Arabia", "le basse mura quasi sepolte dalle sabbie di età infinite", senza nome perché "nessuna leggenda è così antica da risalire fino ad essa per darle un nome, o per ricordare che fu mai viva un giorno".
Il protagonista, attratto da strane folate di vento che si alzavano all'interno della città senza nome "sebbene la luna fosse limpida e il resto del deserto immobile", si avventura all'interno della città, poi in una caverna e in un lunghissimo cunicolo luminescente dove trova ciò che rimane di una civiltà di rettili bipedi antidiluviani.
Nella descrizione della città il protagonista del racconto accenna a "proporzioni e dimensioni di quelle rovine" che non gli piacciono, anche perché non trova "un solo rilievo, una sola iscrizione che parlasse degli uomini che avevano costruito la città e vi avevano vissuto".
Dopo aver sognato questa città, dichiara il protagonista, il poeta pazzo Abdul Alhazred, l'autore del Necronomicon, formulò i suoi più famosi versi: "Non è morto ciò che può attendere in eterno, e col volgere di strani eoni anche la morte può morire."
![La città senza nome,illustrazione di Angela Sprecher[1].](http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/1/10/The_Nameless_City_by_Angela_Sprecher.jpg/220px-The_Nameless_City_by_Angela_Sprecher.jpg)
Lovecraft accenna a questa città (o forse ad un particolare edificio di tale città) anche in una suo racconto/poesia intitolato L'abitatore:
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«Era già vecchia quando Babele l'antica sorgeva; Poi trovammo quei gradini di pietra gettati La strada ci aprimmo... ma atterriti dovemmo fuggire |
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