La corsa di primavera (The Spring Running) è un racconto dello scrittore inglese Rudyard Kipling, l'ultimo appartenente al ciclo de Il libro della giungla. Il racconto termina con il poema dal titolo Il canto del commiato.
| La corsa di primavera | |
|---|---|
| Titolo originale | The Spring Running |
| Autore | Rudyard Kipling |
| 1ª ed. originale | 1895 |
| Genere | Racconto |
| Sottogenere | Avventura |
| Lingua originale | inglese |
| Ambientazione | Colline di Seeonee |
| Personaggi | |
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Fu pubblicato per la prima volta il 25 settembre 1895 su Pall Mall Gazette; successivamente fu pubblicato su Civil and Military Gazette tra fine settembre e inizio ottobre (con il titolo Mowgli Leaves the Jungle Forever, ovvero "Mowgli lascia la giungla per sempre") e su Cosmopolitan nell'ottobre dello stesso anno. Venne infine raccolto insieme agli altri racconti della stessa ambientazione ne Il secondo libro della giungla, sempre nel 1895.[1]
Il racconto è ambientato all'inizio di una nuova primavera, che risveglia e anima tutti gli animali della giungla. Mowgli è però molto turbato per motivi che non riesce a capire e si butta freneticamente tra gli alberi e le pianure per allontanare la tristezza, fino ad arrivare al villaggio degli uomini, dove incontra Messua. Una volta ritornato nella giungla con Fratel Bigio, Mowgli capisce che il suo posto è tra gli uomini e con grande commozione saluta per sempre i suoi vecchi amici Bagheera, Kaa e Baloo.
J.M.S. Tompkins sottolinea la «delicata miscela di umorismo e pathos» con cui è stato scritto il racconto, nel quale Kipling deve riuscire a descrivere il turbamento di Mowgli in maniera non diretta per rispecchiare lo stato di smarrimento del protagonista e di un eventuale giovane lettore.[2] Anche Angus Wilson la definisce come un «pezzo commovente, sebbene un po' sconnesso».[1]
Mark Paffard dà del racconto una lettura più generale del senso di smarrimento dell'uomo all'interno della natura pura:[3]
| (EN)
«This story probes more deeply the experience of the white man who may feel excluded from the life around him. [...] The net result of Mowgli's astonishing strength and beauty is that he nas no natural home or community. The sahib in India suffers the loneliness of a god among mere mortals.» |
(IT)
«Questa storia indaga più a fondo l'esperienza dell'uomo bianco che può sentirsi escluso dalla vita intorno a lui. [...] Il risultato netto della forza e della bellezza sorprendenti di Mowgli è che egli non ha una casa o una comunità naturale. Il sahib in India soffre la solitudine di un dio tra i comuni mortali.» |
Il racconto è stato d'ispirazione per il poema sinfonico La Course de printemps (op. 95) di Charles Koechlin, ultimo del ciclo Le Livre de la jungle. La sinfonia venne composta tra il 1908 e il 1925 ed orchestrata tra il 1926 e il 1927,[4] e con la sua mezz'ora circa di durata è la composizione più lunga del ciclo.[5] Molto fedele al racconto originale, è ambientata durante la stagione della primavera, quando tutti gli animali sentono la voce del richiamo sessuale e Mowgli cerca di scappare dal suo destino (dover lasciare la giungla per tornare a vivere tra gli uomini, oltre al passaggio dall'adolescenza alla maturità) con una corsa frenetica nella giungla, sottolineata da un ritmo musicale incalzante; la composizione finisce poi con una serena calma, accompagnata dalla melodia lenta dell'organo.[6][7][5] L'autore dà un'immagine quasi descrittiva della foresta, e lui stesso la considerava molto adatta per un uso cinematografico.[5] Il clima di gioia che la pervade è stato paragonato a quello che si può trovare in composizioni di Ravel e Markevitch.[7]
All'interno della branca dei lupetti dello scautismo, questo racconto viene usato nel momento del passaggio dei lupetti più grandi al reparto, in quanto si trovano a vivere la stessa situazione di Mowgli nel passare da un "branco" a un ambiente più rispondente alla loro crescita, pur con tutte le incertezze del caso.[8] Vista la delicatezza del momento, viene raccomandato ai capi di non soffermarsi tanto sugli aspetti di distacco e di nostalgia di quello che si lascia, quanto sulla bellezza dell'inizio di una nuova avventura e sull'«impossibilità di rifiutare la crescita».[9] Viene inoltre consigliato di non dilungarsi (o di saltare del tutto) sui passaggi in cui un Mowgli turbato dalla situazione assume un comportamento dispettoso, «non coerente con la figura educativa».[10]
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