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Aurelio Agostino d'Ippona (in latino: Aurelius Augustinus Hipponensis; Tagaste, 13 novembre 354Ippona, 28 agosto 430) è stato un filosofo, vescovo e teologo romano di origine nordafricana e lingua latina.

Disambiguazione – Se stai cercando l'omonima miniserie televisiva che ripercorre gli ultimi trent'anni di vita di sant'Agostino, vedi Agostino d'Ippona (miniserie televisiva).
Disambiguazione – "Sant'Agostino" rimanda qui. Se stai cercando altri significati, vedi Sant'Agostino (disambigua).
Sant'Agostino d'Ippona
Sant'Agostino in un affresco di Sandro Botticelli
 

Vescovo e dottore della Chiesa

 
NascitaTagaste, 13 novembre 354
MorteIppona, 28 agosto 430
Venerato daTutte le Chiese cristiane che ammettono il culto dei santi
Ricorrenza28 agosto e 15 giugno (Chiesa ortodossa)
AttributiAbiti vescovili, colomba, cuore infiammato, libro
Patrono distampatori e teologi, vedi elenco
Agostino d'Ippona
vescovo della Chiesa cattolica
Agostino in abiti vescovili, in un dipinto di Antonello da Messina
 
Incarichi ricoperti
  • Vescovo coadiutore di Ippona Regia (395-396)
  • Vescovo di Ippona Regia (396-430)
 
Nato13 novembre 354 a Tagaste
Ordinato presbitero391
Nominato vescovo395 da papa Siricio
Consacrato vescovo395 dal vescovo Megalio
Deceduto28 agosto 430 (75 anni) ad Ippona
 
(LA)

«Fecisti nos ad te et inquietum est cor nostrum donec requiescat in te.»

(IT)

«Ci hai creati per Te, [Signore,] e inquieto è il nostro cuore fintantoché non trovi riposo in Te.[1]»

(Confessioni, I, 1)

Conosciuto anche come sant'Agostino,[2] è Padre, dottore e santo della Chiesa cattolica, detto anche Doctor Gratiae ("Dottore della Grazia"). È forse il maggiore rappresentante della Patristica. Se le Confessioni sono la sua opera più celebre,[3] si segnala per importanza, nella vastissima produzione agostiniana, il trattato La città di Dio.[4]


Biografia


Lo stesso argomento in dettaglio: Pensiero di Agostino d'Ippona.

«Agostino non è soltanto un pilastro della cultura, della teologia e della spiritualità, ma anche l'uomo vivo che parla, da cuore a cuore, agli uomini del nostro tempo.»

(Giuliano Vigini, prefazione a Le Confessioni, RCS MediaGroup, 2010)
Compendio della dottrina agostiniana

Per comprendere la dottrina di Agostino non si può prescindere dal suo vissuto esistenziale: trovandosi a sperimentare un insanabile dissidio tra la ragione e il sentimento, lo spirito e la carne, il pensiero pagano e la fede cristiana, la sua filosofia consistette nel tentativo grandioso di riconciliarli e tenerli uniti. Fu proprio l'insoddisfazione per quelle dottrine che predicavano una rigida separazione tra bene e male, luce e tenebre, a spingerlo ad abbandonare il manicheismo e a subire l'influsso dello stoicismo e soprattutto del neoplatonismo,[5] i quali viceversa riconducevano il dualismo in unità.[6]

Recependo il pensiero di Platone filtrato attraverso quello di Plotino, Agostino rielaborò così la dottrina delle idee, o quella emanatistica dell'Uno, sulla base della concezione trinitaria del Dio cristiano, che è insieme Sapienza, Potenza, e Volontà d'amore. Essendo Dio principio unico e assoluto dell'Essere, non può esistere un principio a Lui contrapposto, per cui il male è soltanto "assenza", privazione del Bene, imputabile unicamente alla disobbedienza umana. A causa del peccato originale nessun uomo è degno della salvezza, ma Dio può scegliere in anticipo chi salvare, tramite il ricorso alla grazia, che sola consente alla nostra anima di ricevere l'illuminazione. Ciò non toglie comunque che noi possediamo un libero arbitrio.[7]

A differenza della filosofia greca, però, dove la lotta tra bene e male non prevedeva un esito escatologico, Agostino ebbe presente come questa lotta si svolge soprattutto nella storia. Ciò condusse a una riabilitazione della dimensione terrena rispetto al giudizio negativo che ne aveva dato il platonismo: ora anche il mondo e gli enti corporei hanno valore e significato, in quanto frutti dell'amore di Dio. Si tratta di un Dio vivo e Personale, che sceglie di entrare nella storia umana, e il cui amore infinito (agàpe) è la risposta all'ansia di conoscenza, tipica dell'eros greco, che l'uomo prova per Lui.[8]

La vita di Agostino è stata tramandata con grande dettaglio nelle Confessioni, sua biografia personale, nelle Ritrattazioni, che descrivono l'evoluzione del suo pensiero, e nella Vita di Agostino, scritta dal suo amico e discepolo Possidio, che narra l'apostolato del santo.[9]


Dalla nascita alla conversione (354-387)


Agostino, di etnia berbera[10] o punica come egli stesso ci tramanda,[11] ma di cultura fondamentalmente ellenistico-romana, nacque il 13 novembre 354 a Tagaste (attualmente Souk Ahras, in Algeria, situata a circa 70 km a sud-est di Ippona, l'odierna Annaba), a quei tempi una piccola città libera della Numidia proconsolare, recentemente convertita al Donatismo.

Apparteneva a una famiglia del ceto medio, ma non facoltosa: il padre, Patrizio, piccolo possidente terriero e membro dei curiales (consiglieri municipali) della città, era un pagano; di animo benevolo, anche se collerico, impetuoso e a volte infedele alla moglie Monica, madre di Agostino,[12] proprio per influenza di quest'ultima alla lunga giungerà alla conversione, morendo cristiano verso il 371 d.C.[9] Monica era infatti di religione cristiana, oltre a essere una donna intelligente, affettuosa e di carattere forte.[9] Agostino ebbe anche un fratello, Navigio, che sarà a Cassiciaco in Brianza per battezzarsi, e una sorella di cui non si conosce il nome, ma della quale si sa che, rimasta vedova, diresse un monastero femminile fino alla morte.[9]


Infanzia e adolescenza

Agostino recepì dai suoi genitori due opposte visioni del mondo, da lui spesso vissute in conflitto tra loro. Mentre nelle sue opere parla del padre come di un estraneo,[13] sarà la madre, venerata tutt'oggi come santa dalla Chiesa cattolica, a esercitare un grande ruolo nell'educazione e nella vita del figlio,[9] che dirà: «A lei debbo tutto ciò che sono».[14] Agostino ricevette da lei un'istruzione cristiana, e fu iscritto fra i catecumeni. Una volta, quando era molto malato, chiese il battesimo, ma, essendo presto svanito ogni pericolo, decise di differire il momento della ricezione del sacramento, adeguandosi ad una diffusa usanza di quel periodo. La sua associazione con "uomini di preghiera" lasciò tre grandi concetti profondamente incisi nella sua anima: l'esistenza di una Divina Provvidenza, l'esistenza di una vita futura con terribili punizioni e, soprattutto, Cristo il Salvatore.

«Fin dalla mia più tenera infanzia, io avevo succhiato col latte di mia madre il nome del mio Salvatore, Tuo Figlio; lo conservai nei recessi del mio cuore; e tutti coloro che si sono presentati a me senza quel Nome Divino, sebbene potesse essere elegante, ben scritto, ed anche pieno di verità, non mi portarono via.»

(Confessioni, I, IV)

Africano di nascita, utilizzò soprattutto il latino nei suoi scritti. Non ebbe molta dimestichezza con il greco, lingua studiata in giovane età ma non amata, mentre la conoscenza del punico è stata messa in discussione da taluni studiosi.[15] Il padre, orgoglioso del successo di suo figlio nelle scuole di Tagaste e Madaura, decise di mandarlo a Cartagine per prepararlo alla carriera forense, ma ci vollero molti mesi per raccogliere il denaro necessario, e Agostino passò il suo sedicesimo anno a Tagaste, in un ozio in cui si scatenò una grande crisi intellettuale e morale. Egli stesso avrebbe in seguito narrato come, dominato da una profonda inquietudine, venisse risucchiato in un vortice di passioni, e provasse quasi attrazione per il peccato, come avvenne per esempio in occasione del celebre furto delle pere, che Agostino organizzò insieme ad alcuni coetanei:

«Ma io, sciagurato, cosa amai in te, o furto mio, o delitto notturno dei miei sedici anni? Non eri bello se eri un furto; anzi, sei "qualcosa" per cui possa rivolgerti la parola?[16] Belli erano i frutti che rubammo… ma non quelli bramò la mia anima miserabile, poiché ne avevo in abbondanza di migliori. Eppure colsi proprio quelli al solo scopo di commettere un furto.»

(Confessioni, II, 6, 12)

"Crisi" cartaginese

Agostino e la madre Monica in un dipinto di Ary Scheffer  
Agostino e la madre Monica in un dipinto di Ary Scheffer  

Quando all'età di diciassette anni giunse a Cartagine, verso la fine del 370, ogni situazione che gli capitava lo portava a deviare sempre di più dall'antico corso della sua vita: le molte seduzioni della grande città che era ancora per metà pagana, la licenziosità degli altri studenti, i teatri, l'ebbrezza del suo successo letterario e uno smisurato desiderio di essere sempre il primo, anche nel peccato.[17] In questa città, appassionandosi di filosofia, iniziò a studiare la maggior parte dei testi principali della cultura ellenistico-latina. Dotato di un forte senso critico e animato da un desiderio bramoso di verità, passò gli anni della sua gioventù nella ricerca insaziabile del senso della vita. Non molto tempo dopo essere giunto a Cartagine, però, Agostino fu costretto a confessare a sua madre di avere una relazione con una donna, che gli aveva dato un figlio, Adeodato (372), e con la quale visse in concubinato per quindici anni. Si separarono nel 386, quando ella lo lasciò a Milano per recarsi in Numidia con la promessa che sarebbe tornata. Agostino non ne riporta il nome in alcun testo.

Esistono pareri contrastanti nella valutazione di questa crisi adolescenziale. Alcuni, come Theodor Mommsen, la evidenziano, altri come Friedrich Loofs rimproverano a Mommsen questa conclusione o si dimostrano clementi verso Agostino,[18] quando affermano che, a quei tempi, la Chiesa permetteva il concubinato.[19] Agostino mantenne comunque una certa dignità e, fin dall'età di diciannove anni, mostrò un genuino desiderio di uscire da quella condotta dissoluta: nel 373, la lettura dell'Hortensius di Marco Tullio Cicerone, testo protrettico oggi andato perduto, provocò un cambiamento di direzione nella sua vita. Si imbevve dell'amore per la saggezza che Cicerone così eloquentemente encomiava e, da quel momento, Agostino considerò la retorica soltanto una professione, da esercitare in qualità di insegnante. Il suo cuore si era completamente volto alla filosofia.[20]


Approdo al Manicheismo

Lo stesso argomento in dettaglio: Manicheismo.
La più antica immagine di Agostino, risalente al VI secolo, in un affresco nella basilica del Laterano
La più antica immagine di Agostino, risalente al VI secolo, in un affresco nella basilica del Laterano

Nel 373 la sua ansia per la ricerca dell'assoluto lo fece approdare al Manicheismo,[21] di cui, insieme al suo amico Onorato, divenne uno dei massimi esponenti e divulgatori. Agostino stesso narra che fu attratto dalle promesse di una filosofia libera dai vincoli della fede, dalle vanterie dei manichei che affermavano di aver scoperto delle contraddizioni nelle Sacre Scritture e, soprattutto, dalla speranza di trovare nella loro dottrina una spiegazione scientifica della natura e dei suoi fenomeni più misteriosi. La mente indagatrice di Agostino era entusiasta per le scienze naturali e i Manichei dichiaravano che la natura non aveva segreti per Fausto di Milevi, il loro dottore.[22] Tale adesione tuttavia non fu scevra da dubbi: essendo torturato dal problema dell'origine del male, Agostino, nell'attesa di risolverlo, diede credito alla tesi manichea di un perenne conflitto tra due princìpi, il bene e il male. C'era, inoltre, un fascino molto potente nell'irresponsabilità morale derivante da una dottrina che negava la libertà ed attribuiva l'imputabilità dei crimini ad un principio esterno.

Una volta unitosi a questo gruppo, Agostino gli si dedicò con tutto l'ardore del suo carattere; ne lesse tutti i libri, adottò e difese tutte le sue idee. Il suo attivissimo proselitismo convinse anche i suoi amici Alipio e Romaniano, i suoi mecenati di Tagaste, gli amici di suo padre che stavano sostenendo le spese dei suoi studi. Fu durante questo periodo manicheo che le facoltà letterarie di Agostino giunsero al loro pieno sviluppo, quando era ancora un semplice studente di Cartagine.


Insegnamento

Al termine dei suoi studi sarebbe dovuto entrare nel forum litigiosum, ma preferì la carriera letteraria. Possidio narra che tornò a Tagaste per "insegnare la grammatica". Il giovane professore incantò i suoi alunni, uno dei quali, Alipio, appena più giovane del suo maestro, per non lasciarlo dopo averlo seguito tra i Manichei, fu in seguito battezzato insieme a lui a Milano, per poi, probabilmente, diventare vescovo di Tagaste, la sua città natale.

Monica era profondamente dispiaciuta per l'eresia di Agostino e non l'avrebbe neanche ricevuto in casa o fatto sedere alla sua tavola, se non fosse stata consigliata da un vescovo che dichiarò che "il figlio di così tante lacrime e preghiere non poteva perire". Poco tempo dopo Agostino tornò a Cartagine, dove continuò ad insegnare retorica. I suoi talenti gli furono anche di maggiore vantaggio su questo palcoscenico più grande e, attraverso un'infaticabile ricerca delle arti liberali il suo intelletto raggiunse la piena maturità. Qui vinse un torneo di poesia ed il proconsole Vindiciano gli conferì pubblicamente la corona agonistica.

Fu in questo momento di ebbrezza letteraria, quando aveva appena completato il suo primo lavoro sull'estetica (ora perso), che Agostino cominciò a ripudiare il Manicheismo. Anche quando era nel suo massimo entusiasmo, tuttavia, gli insegnamenti di Mani erano stati lontani dal calmare la sua inquietudine. Nonostante fosse stato accusato di essere diventato un prete della "setta", non fu mai iniziato o enumerato fra gli "eletti", ma rimase un "uditore", il grado più basso nella gerarchia. Egli stesso fornì le ragioni del suo disincanto: prima di tutto l'inclinazione della filosofia manichea - "Distruggono tutto e non costruiscono nulla" -; poi la loro immoralità in contrasto con la loro apparente virtù; quindi la debolezza delle loro argomentazioni nella controversia con i "cattolici", ai cui precetti basati sulle Scritture la loro unica replica era: "Le Sacre Scritture sono state falsificate".

Ma la ragione principale fu che tra loro non trovò la scienza a cui anelava, ossia quella conoscenza della natura e delle sue leggi che gli avevano promesso. Quando li interrogava sui movimenti delle stelle, nessuno di loro era in grado di rispondergli, invitandolo ad attendere le spiegazioni esaustive di Fausto di Milevi, il celebre vescovo manicheo. Finalmente, nel 383, costui giunse a Cartagine: Agostino gli fece visita e lo interrogò,[22] ma scoprì nelle sue risposte solo volgare retorica, assolutamente estranea a qualsiasi cultura astronomica e matematica.[23] L'incantesimo si ruppe e, anche se Agostino non abbandonò immediatamente il gruppo, il suo animo deluso iniziò a respingere le dottrine manichee.

Ambrogio, arcivescovo di Milano
Ambrogio, arcivescovo di Milano

Incontro con Ambrogio

Lo stesso argomento in dettaglio: Sant'Ambrogio.

Nel 383 Agostino, all'età di 29 anni, cedette all'irresistibile attrazione che l'Italia aveva per lui; a causa della riluttanza della madre a separarsi da lui, dovette ricorrere a un sotterfugio e imbarcarsi con la copertura della notte. Non appena giunto a Roma, dove continuò a frequentare la comunità manichea, si ammalò gravemente. Quando guarì aprì una scuola di retorica ma, disgustato dai trucchi dei suoi alunni, che lo defraudavano spudoratamente delle loro tasse d'istruzione, fece domanda per un posto vacante come professore a Milano[24]. Il praefectus urbi Quinto Aurelio Simmaco l'aiutò a ottenere il posto con l'intento di contrastare la fama del vescovo Ambrogio.[25] Dopo aver fatto visita al vescovo, però, si sentì attratto dai suoi discorsi e iniziò a seguire regolarmente le sue predicazioni.


Neoplatonismo e Cristianesimo

Agostino tuttavia fu travagliato da tre ulteriori anni di dubbi, durante i quali la sua mente passò attraverso varie fasi. In un primo tempo si volse verso la filosofia degli Accademici, attratto dal loro scetticismo pessimistico, deluso com'era dal manicheismo e diffidando ormai di ogni forma di credenza religiosa. Lo tormentava più di tutti il problema del male: se Dio esiste ed è onnipotente, perché non riesce ad annientarlo?

«Tali pensieri volgevo nel mio petto infelice, gravato da preoccupazioni tormentosissime, perché temevo la morte e non avevo trovato la verità. Pure rimaneva ferma stabilmente nel mio cuore la fede cattolica nel «Cristo tuo, Signore e Salvatore nostro»[26], una fede ancora informe sotto molti aspetti, e fluttuante al di fuori della dottrina, eppure il mio animo non l'abbandonava.»

(Confessioni, VII,5)

Fu decisivo l'incontro con la filosofia neo-platonica, dalla quale rimase entusiasmato: l'attenta lettura delle opere di Platone e di Plotino riaccese nuovamente in lui la speranza di trovare la verità.[27] Ancora una volta Agostino cominciò a sognare che lui e i suoi amici avrebbero potuto condurre una vita dedicata alla ricerca di essa, rinunciando a tutte le aspirazioni terrene come onori, ricchezza, o piacere, e con il celibato come regola.[28] Ma era solo un sogno; le sue passioni lo rendevano ancora schiavo.

Dal dubbio alla Verità

Il passaggio attraverso la fase del dubbio non fu per Agostino un semplice incidente di percorso, ma fu determinante per fargli trovare la via della fede. Secondo Agostino infatti, solo chi dubita è animato da un desiderio sincero di trovare la verità, a differenza di colui che non si pone nessuna domanda. È la consapevolezza della propria ignoranza che spinge a indagare il mistero; eppure non si cercherebbe la verità se non si fosse certi almeno inconsciamente della sua esistenza. Un tema, questo, di lontana ascendenza socratica e platonica, ma Agostino lo inserisce nell'ottica cristiana del Dio-Persona: è Dio stesso che fa nascere nell'uomo il desiderio della verità. Un Dio inconscio e nascosto che vuole farsi conoscere dall'uomo. Solo l'intervento della Sua grazia permette alla ragione umana di trascendere i suoi limiti, illuminandola. Ed è così che avviene l'intuizione: essa è un comprendere, e al tempo stesso un credere, che non avrebbe senso dubitare se non ci fosse una Verità che appunto al dubbio si sottrae; e che non si cercherebbe Dio se non Lo si fosse già trovato.[29]

Monica intanto aveva raggiunto suo figlio a Milano, riuscendo a convincerlo a fidanzarsi. La sua promessa sposa però era troppo giovane, e anche se Agostino salutò la madre di Adeodato, il suo posto fu presto preso da un'altra. Dovette così attraversare un ultimo periodo di lotta e di angoscia, durante il quale la sua volontà di convertirsi non riusciva a prevalere del tutto sull'idea dei piaceri a cui avrebbe dovuto rinunciare. Finché, anche grazie ai preziosi contributi del vescovo Ambrogio, intuì come la verità, tema centrale del suo itinerario filosofico, non sia un semplice fatto in sé da possedere, quale egli la percepiva nei tribunali dell'impero romano, ma che da essa si viene posseduti, perché è qualcosa di assoluto, totale e universale. Comprendendo come essa non sia un oggetto ma un Soggetto, cioè un'entità viva e Personale, proprio come viene presentata nei Vangeli,[30] ebbe la certezza che Gesù fosse l'unica via per giungervi, e che alla Verità l'uomo aderisce innanzitutto con il suo modo di vivere.

Fu un colloquio con Simpliciano, futuro successore di Ambrogio, che raccontò ad Agostino la storia della conversione del celebre retore neo-platonico Vittorino,[31] a preparare la strada per la conversione. Questa sarebbe avvenuta all'età di 32 anni nel settembre 386, in un giardino di Milano, dove - come racconta lo stesso Agostino - sentì la voce di una bimba o un bimbo che canterellava tolle lege, ossia «prendi e leggi», invito che egli riferì alla Bibbia, che a quel punto aprì a caso cadendo su un passaggio di Paolo di Tarso.[32]

Alcuni giorni più tardi, Agostino, mentre era malato, sfruttando le vacanze autunnali, si dimise dal suo lavoro di insegnante, andò con Monica, Adeodato e i suoi amici a Cassiciacum, residenza di campagna di Verecondo.[33] Lì si dedicò alla ricerca della vera filosofia che, per lui, ormai era inseparabile dal Cristianesimo.


Dalla conversione all'episcopato (386-396)


Agostino riceve il battesimo dalle mani di Ambrogio
Agostino riceve il battesimo dalle mani di Ambrogio

Agostino, gradualmente, conobbe la dottrina cristiana e, nella sua mente, iniziarono a fondersi la filosofia platonica e i dogmi rivelati. La solitudine di Cassiciacum gli permise di realizzare un sogno a lungo inseguito: nei suoi libri Contra Academicos, Agostino descrisse la serenità ideale di questa esistenza, animata solamente dalla passione per la verità. Inoltre completò l'istruzione dei suoi giovani amici, ora con letture in comune, ora con conferenze filosofiche alle quali, qualche volta, invitava anche la madre, e i cui racconti, trascritti da un segretario, furono la base dei "Dialoghi". Licenzio avrebbe ricordato in seguito nelle sue Lettere le mattinate e le serate di filosofia durante le quali Agostino era solito intraprendere disquisizioni che si elevavano molto al di sopra dei luoghi comuni. I temi favoriti di queste conferenze erano la verità, la certezza (Contra Academicos), la vera felicità nella filosofia (De beata vita), l'ordine provvidenziale del mondo e la sua perfezione matematica (De Musica), il problema del male (De ordine) ed infine Dio e l'anima (Soliloquia, De immortalitate animae).

Verso l'inizio della quaresima del 387, Agostino si recò a Milano dove, con Adeodato e Alipio, prese posto fra i competentes per essere battezzato da Ambrogio nella Veglia pasquale. Fu a questo punto che Agostino, Alipio ed Evodio decisero di ritirarsi nella solitudine dell'Africa. Agostino rimase a Milano fino all'estate, continuando i suoi lavori (De immortalitate animae e De Musica). Poi, mentre era in procinto di imbarcarsi ad Ostia, Monica morì. Agostino rimase per molti mesi a Roma occupandosi principalmente della confutazione del Manicheismo. Tornò in Africa solo dopo la morte dell'usurpatore Magno Massimo (agosto 388) e, dopo un breve soggiorno a Cartagine, ritornò a Tagaste.

Subito dopo il suo arrivo, decise di iniziare a seguire il suo ideale di vita perfetta, dedicata a quel Dio che era giunto ad amare in età adulta:

«Tardi ti ho amato, Bellezza così antica e tanto nuova, tardi ti ho amato. Sì, perché tu eri dentro di me ed io fuori: lì ti cercavo. Deforme, mi gettavo sulle belle sembianze delle tue creature. Eri con me, ma io non ero con te. Mi tenevano lontano da te le tue creature, inesistenti se non esistessero in te. Mi chiamasti, e il tuo grido sfondò la mia sordità; balenasti, e il tuo splendore dissipò la mia cecità; diffondesti la tua fragranza, respirai ed ora anelo verso di te; ti gustai ed ora ho fame e sete di te; mi toccasti, e arsi dal desiderio della tua pace.»

(Confessioni X, 27.38)
Resti del battistero di Milano dove avvenne il battesimo di Agostino
Resti del battistero di Milano dove avvenne il battesimo di Agostino

Cominciò vendendo tutti i suoi beni e dando il ricavato ai poveri. Poi lui e i suoi amici si ritirarono nel suo appezzamento di terreno, che già era stato alienato, per condurre una vita comune in povertà, in preghiera, e nello studio della letteratura sacra. Il libro De diversis quaestionibus octoginta tribus è il frutto delle riunioni tenute durante questo ritiro, nel quale scrisse anche il De Genesi contra Manicheos, il De magistro ed il De vera religione.

Agostino non pensava di diventare sacerdote e, per paura dell'episcopato, scappava anche dalle città nelle quali era necessaria un'elezione. Un giorno, essendo stato chiamato a Ippona da un amico, stava pregando in una chiesa quando un gruppo di persone improvvisamente lo circondò. Costoro lo consolarono e implorarono Valerio, il vescovo, di elevarlo al sacerdozio; nonostante i suoi timori, Agostino fu ordinato nel 391. Il novello sacerdote considerò la sua ordinazione come una ragione in più per riprendere la vita religiosa a Tagaste e Valerio approvò così entusiasticamente che gli mise a disposizione delle proprietà della chiesa, autorizzandolo a fondare un monastero.

Il suo ministero sacerdotale durato cinque anni fu molto fruttifero: Valerio l'autorizzò a predicare nonostante l'uso africano che riservava quel ministero ai soli vescovi; combatté l'eresia, specialmente quella manichea e il suo successo fu notevole. Fortunato, uno dei loro grandi dottori, che Agostino aveva sfidato in pubblico, fu così umiliato dalla sconfitta che fuggì da Ippona. Egli abolì anche l'uso di tenere banchetti nelle cappelle dei martiri. L'8 ottobre 393 prese parte al Concilio Plenario d'Africa presieduto da Aurelio, vescovo di Cartagine, dove, dietro richiesta dei vescovi, fu obbligato a comporre una dissertazione che, nella sua forma completa, in seguito, divenne il trattato De fide et symbolo.


Vescovo di Ippona (395-430)


Sant'Agostino in abiti vescovili, in un dipinto lombardo del XVIII secolo
Sant'Agostino in abiti vescovili, in un dipinto lombardo del XVIII secolo

Valerio, indebolito dall'età ormai avanzata, ottenne da Aurelio, Primate d'Africa, che Agostino fosse associato alla sua sede in qualità di vescovo coadiutore. Pertanto Agostino si dovette rassegnare alla consacrazione dalle mani di Megalio, Primate di Numidia. Aveva quarantadue anni, e avrebbe occupato la sede di Ippona per i successivi 34. Il nuovo vescovo comprese bene come combinare l'esercizio dei suoi doveri pastorali con l'austerità della vita religiosa e, sebbene avesse lasciato il suo monastero, la sua residenza episcopale divenne un monastero dove visse una vita di comunità con il suo clero, che osservava una religiosa povertà. La casa episcopale di Ippona divenne un vero vivaio per i nuovi fondatori di monasteri che presto si diffusero in tutta l'Africa e per i vescovi che occupavano le sedi vicine. Possidio[34] elencò dieci amici e discepoli del santo che furono elevati all'episcopato. In questo modo Agostino si guadagnò il titolo di patriarca dei religiosi e rinnovatore della vita ecclesiastica in Africa.

Le sue attività dottrinali, l'influenza delle quali era destinata a durare molto a lungo, furono molteplici: predicava frequentemente, a volte per cinque giorni consecutivi; scrisse lettere che trasmisero a tutto il mondo conosciuto la sua soluzione per i problemi dell'epoca; lasciò la sua impronta su tutti i concili africani ai quali partecipò, per esempio quelli di Cartagine del 398, 401, 407, 419 e di Milevi del 416 e 418; infine, lottò infaticabilmente contro tutte le eresie.


Controversia manichea ed il "problema del male"

Dopo che Agostino divenne vescovo, lo zelo che, fin dai tempi del suo battesimo, manifestava nel portare i suoi ex correligionari all'interno della Chiesa, assunse una forma più paterna senza però perdere il suo antico ardore. Fra gli eventi più memorabili che avvennero durante questa controversia è da ricordare la grande vittoria del 404 su Felice, un "eletto" e grande dottore manicheo. Questi stava predicando ad Ippona e Agostino lo invitò ad una disputa pubblica, al termine della quale Felice si dichiarò vinto, si convertì e, insieme ad Agostino, sottoscrisse gli atti della disputa.

Nelle sue opere Agostino confutò successivamente: Mani (397), Fausto di Milevi (400),[22] Secondino (405) e (intorno al 415) i Priscillianisti, di cui gli aveva parlato Paolo Orosio. Queste opere contengono le sue opinioni sul "problema del male", opinioni basate sull'ottimismo derivante dall'idea che ogni opera di Dio è buona e che l'unica fonte del male è la libertà delle creature.[35] Agostino difese il libero arbitrio, anche nell'uomo, con tale ardore che i suoi lavori contro i Manichei sono una ricca fonte di argomentazioni per questo problema.

Agostino operò una prima distinzione fra il male fisico del corpo e il male morale dell'anima, legato al peccato. In questo modo superò una convinzione diffusa nel periodo precedente, che concepiva la malattia e il dolore come una conseguenza e una sorta di punizione divina delle azioni umane. Agostino escluse questa possibilità poiché "Dio è Amore", e un'eventuale espiazione dei peccati si colloca in una vita ultraterrena. Dolore, fame, malattia e peccato hanno però la stessa origine metafisica, ontologica, sono mancanza di essere, nell'anima e nel corpo, così come teorizzava la filosofia classica. Il male non è concepibile da parte di Dio, mentre lo è da parte dell'uomo, che può attuarlo poiché è creato libero, "a immagine e somiglianza di Dio", come afferma la Genesi. In questo senso l'uomo può fare il male, mentre Dio no. Ciò non significa che l'uomo è più libero, o che la divinità cristiana non è onnipotente, ma che l'uomo, errando, può commettere atti che lo rendono imperfetto e infelice. Non commettere il male non è un limite, ma un segno di perfezione.

Agostino, come Socrate, sostenne l'intellettualismo etico, ossia che il male si manifesta per ignoranza, ed esclude nuovamente il male dalla natura divina perché questa è onnisciente. In altre parole, Dio non può fare il male per un motivo ontologico, perché il male è mancanza di essere, mentre lui è "Essenza", che non ha nulla fuori di sé, e per uno gnoseologico-etico, per il quale chi ha la conoscenza ed è veramente libero non commette atti legati all'ignoranza del proprio bene, e che negano la propria libertà. L'uomo è libero al punto di negare la propria libertà innata, compiendo il male; la fonte dell'essere e della conoscenza sono la medesima, e da entrambe deriva l'esclusione di una deviazione etica in un essere perfetto.[36]


La controversia donatista e la teoria della Chiesa

Ritratto dipinto da Filippino Lippi
Ritratto dipinto da Filippino Lippi

Lo scisma donatista fu l'ultimo episodio delle controversie montaniste e novazianiste che agitavano la Chiesa dal II secolo. Mentre l'oriente stava investigando sotto vari aspetti il problema divino e cristologico della "Parola", l'occidente, indubbiamente a causa della sua vocazione più pratica, si poneva il problema morale del peccato in tutte le sue forme. Il problema principale era la santità della Chiesa; il peccatore avrebbe potuto essere perdonato e rimanere al suo interno? In Africa la questione riguardava in particolar modo la santità della gerarchia. I vescovi di Numidia che, nel 312, avevano rifiutato di accettare come valida la consacrazione di Ceciliano alla sede di Cartagine da parte di un traditore, avevano dato il via ad uno scisma che aveva posto queste gravi questioni: i poteri gerarchici dipendono dalla dignità morale del presbitero? Come può l'indegnità dei suoi ministri essere compatibile con la santità della Chiesa?

Essendo stato identificato con un movimento politico, forse con un movimento nazionale contro la dominazione romana, al tempo dell'arrivo di Agostino ad Ippona, lo scisma aveva raggiunto proporzioni immense. Comunque, al suo interno è facile scoprire una tendenza di vendetta antisociale che gli imperatori dovevano combattere con leggi severe. La setta nota come "Soldati di Cristo", e chiamata dai cattolici "Circoncellioni" ("briganti", "vagabondi"), associata agli scismatici, fu caratterizzata da fanatica distruttività, causando una severa legislazione da parte degli imperatori.

La storia delle lotte di Agostino con i Donatisti è anche quella del suo cambio di opinione sull'utilizzo di misure rigide contro gli eretici. Anche la Chiesa d'Africa, dei cui concili era stato l'anima, lo seguì in questo cambio. Agostino, inizialmente, tentò di ritrovare l'unità attraverso conferenze e controversie amichevoli. Nei concili africani ispirò varie misure conciliatrici, spedì ambasciatori presso i Donatisti per invitarli a rientrare nella Chiesa o, almeno, esortarli ad inviare deputati ad una conferenza (403). I Donatisti accolsero questi inviti dapprima col silenzio, poi con insulti e infine con tale violenza che Possidio, vescovo di Calama e amico di Agostino, sfuggì alla morte per puro caso, il vescovo di Bagaïa fu lasciato ricoperto di orribili ferite e la vita del vescovo di Ippona subì vari attentati.[37] Questa violenza dei Circoncellioni richiese una dura repressione, e Agostino, apprendendo delle molte conversioni che ne seguirono, da allora approvò l'impiego di leggi rigide, pur non volendo mai che l'eresia fosse punibile con la morte.[38]

Nonostante ciò, i vescovi erano ancora favorevoli ad una conferenza con gli scismatici e, nel 410, un editto promulgato dall'imperatore Onorio pose fine al rifiuto dei Donatisti. Nel giugno 411, alla presenza di 286 vescovi cattolici e 279 vescovi donatisti, fu organizzato a Cartagine un solenne Concilio. I portavoce dei Donatisti erano Petiliano di Costantina, Primiano di Cartagine e Emerito di Cesarea, gli oratori cattolici Aurelio di Cartagine e Agostino. Alla questione storica in discussione, il vescovo di Ippona provò l'innocenza di Ceciliano e del suo consacratore Felice, sostenendo, nel dibattito dogmatico, la tesi cattolica che la Chiesa, finché esiste sulla terra, può, senza perdere la sua santità, tollerare i peccatori al suo interno nell'interesse della loro conversione. A nome dell'imperatore il proconsole Marcellino sanzionò la vittoria dei cattolici su tutti i punti in discussione.


Controversia pelagiana

La questione della volontà

La disputa con Pelagio riguardava essenzialmente la natura della volontà. Contro di lui Agostino sosteneva che la volontà umana è stata irrimediabilmente corrotta dal peccato originale, che ha inficiato per sempre la nostra libertà. Quest'ultima consiste nella capacità, oramai andata perduta, di dare realizzazione ai nostri propositi, e va distinta perciò dal libero arbitrio, che è invece la facoltà razionale di scegliere, in linea teorica, tra il bene e il male. L'uomo, che è dotato di libero arbitrio, vorrebbe per natura tendere al bene, ma è incapace di perseguirlo, perché nel momento concreto della scelta la sua volontà si ritrova dilaniata:[39] una condizione di duplicità che non gli consente di «volere» appieno, ma si può esemplificare piuttosto nell'espressione «vorrei volere».[40] Soltanto Dio con la sua grazia può redimere l'uomo, non solo illuminando i suoi eletti su cosa è bene, ma anche infondendo loro la volontà effettiva di perseguirlo, volontà che altrimenti sarebbe facile preda dell'incostanza e delle tentazioni malvagie. Solo in questo modo l'uomo potrà ritrovare la sua libertà.

La fine della controversia donatista coincise pressappoco con l'inizio di una nuova disputa teologica che impegnò Agostino fino alla sua morte. L'Africa, dove Pelagio e il suo discepolo Celestio si erano rifugiati dopo il sacco di Roma da parte di Alarico, era diventato il principale centro di diffusione del movimento pelagiano. Già nel 412 un concilio tenuto a Cartagine aveva condannato i Pelagiani per le loro opinioni sulla dottrina del peccato originale, ma, grazie all'attivismo di Agostino, la condanna dei Pelagiani, che avevano avuto il sopravvento in un sinodo tenuto a Diospolis in Palestina, fu reiterata dai successivi concili tenuti a Cartagine e a Milevi, e confermata da papa Innocenzo I nel 417. Un secondo periodo di attivismo pelagiano si sviluppò a Roma; papa Zosimo fu inizialmente convinto da Celestio ma, dopo essere stato convinto da Agostino, nel 418 pronunciò una solenne condanna contro i Pelagiani. In seguito la disputa fu proseguita per iscritto contro Giuliano di Eclano, che aveva assunto la guida del gruppo ed attaccava violentemente Agostino.

Verso il 426 nacque il movimento dei Semipelagiani, i cui primi membri furono i monaci di Hadrumetum, in Africa, seguiti da quelli di Marsiglia guidati da Giovanni Cassiano, abate di San Vittore. Essi cercarono di mediare tra Agostino e Pelagio sostenendo che la grazia dovesse essere concessa solo a coloro che la meritano e negata agli altri. Informato delle loro opinioni da Prospero d'Aquitania, il santo scrisse il De praedestinatione sanctorum, nel quale spiegava che qualsiasi desiderio di salvezza era dovuto alla "Grazia di Dio" che, perciò, controllava completamente la nostra predestinazione.


Controversia ariana e ultimi anni

Sant'Agostino in cattedra, Pietro Cavaro, Cagliari.
Sant'Agostino in cattedra, Pietro Cavaro, Cagliari.
Tomba nella basilica di San Pietro in Ciel d'Oro a Pavia.
Tomba nella basilica di San Pietro in Ciel d'Oro a Pavia.

Nel 426, all'età di 72 anni, desiderando risparmiare alla sua città il tumulto di un'elezione episcopale dopo la sua morte, Agostino spinse sia il clero sia il popolo ad acclamare come suo ausiliare e successore il diacono Eraclio. In quegli anni l'Africa fu sconvolta dalla rivolta del comes Bonifacio (427); i Visigoti inviati dall'imperatrice Galla Placidia per contrastare Bonifacio e i Vandali che questi aveva chiamato in suo aiuto erano tutti Ariani e, al seguito delle truppe imperiali, entrò ad Ippona Massimino, un vescovo ariano. Agostino difese la propria fede in una conferenza pubblica (428) e con vari scritti. Essendo profondamente addolorato per la devastazione dell'Africa, lavorò per una riconciliazione tra il comes Bonifacio e l'imperatrice; la pace fu ristabilita, ma non con Genserico, il re vandalo. Bonifacio, cacciato da Cartagine, cercò rifugio a Ippona, dove molti vescovi si erano già rifugiati per cercare protezione in questa città ben fortificata, ma i Vandali l'assediarono per ben diciotto mesi. Cercando di controllare la sua angoscia, Agostino continuò a confutare Giuliano di Eclano, ma, all'inizio dell'assedio, fu colpito da una malattia fatale e, dopo tre mesi, il 28 agosto 430, morì all'età di 75 anni.

Nel 718 il suo feretro, venerato per secoli a Cagliari dove era stato portato da esuli fuggiti all'invasione vandala del Nordafrica,[41] fu fatto trasportare dalla Sardegna a Pavia, a opera del re longobardo Liutprando.[42]

Da allora le sue spoglie sono custodite nella basilica di San Pietro in Ciel d'Oro.


Opere


Agostino in un dipinto di Simone Martini
Agostino in un dipinto di Simone Martini

Agostino fu un autore molto prolifico, notevole per la varietà dei soggetti che produsse, come scritti autobiografici, filosofici, apologetici, dogmatici, polemici, morali, esegetici, raccolte di lettere, di sermoni e di opere in poesia (scritte in metrica non classica, bensì accentuativa, per facilitare la memorizzazione da parte delle persone incolte). Bardenhewer ne lodava la straordinaria varietà di espressione ed il dono di descrivere gli avvenimenti interiori, di dipingere i vari stati dell'anima e gli avvenimenti del mondo spirituale. In generale, il suo stile è nobile e casto; ma, diceva lo stesso autore, "nei suoi sermoni e negli altri scritti destinati al popolo, intenzionalmente, il tono scendeva ad un livello popolare".


Autobiografia e corrispondenza



Scritti filosofici


Queste opere, in gran parte composte nella villa di Cassiciacum, dalla conversione al battesimo (386-387), continuano l'autobiografia di Agostino iniziando il lettore alle ricerche ed alle esitazioni platoniche della sua mente. Sono saggi letterari, la cui semplicità rappresenta il culmine dell'arte e dell'eleganza. In nessun'altra opera lo stile di Agostino è così castigato e la sua lingua così pura. La loro forma dialogica dimostra che erano di ispirazione platonica e ciceroniana. Le principali sono:

Antonio Cifrondi, Sant'Agostino d'Ippona nel suo studio
Antonio Cifrondi, Sant'Agostino d'Ippona nel suo studio

Scritti apologetici


Le sue opere apologetiche rendono Agostino il grande teorico della fede, e delle sue relazioni con la ragione. «Lui è il primo dei Padri» - affermava Adolf von Harnack (Dogmengeschichte, III 97) - «che sentì il bisogno di costringere la sua fede a ragionare».


Controversie



Contro i Manichei

Sant'Agostino d'Ippona ritratto da Francesco Cappella
Sant'Agostino d'Ippona ritratto da Francesco Cappella

Contro i Donatisti


Contro i Pelagiani


Contro i Semipelagiani


Contro gli Ariani


Altre eresie


Scritti esegetici


In evangelium Ioannis, 1050-1100 ca., Biblioteca Medicea Laurenziana, Firenze
In evangelium Ioannis, 1050-1100 ca., Biblioteca Medicea Laurenziana, Firenze

I più notevoli dei suoi lavori biblici illustrano o una teoria dell'esegesi (generalmente approvata) che si diletta nel trovare interpretazioni mistiche ed allegoriche, o lo stile della predicazione che si fonda su quei punti di vista. La sua produzione strettamente esegetica è ben lontana, tuttavia, dall'eguagliare il valore scientifico di quella di Girolamo: la sua conoscenza delle lingue bibliche era insufficiente. Da giovane comprendeva il greco con qualche difficoltà[44] e, per quanto riguarda l'ebraico, tutto ciò che si può desumere dagli studi di Martin Schanz e Odilo Rottmanner è che aveva familiarità con il punico,[45] una lingua simile all'ebraico. Inoltre, le due grandi qualità del suo genio, la prodigiosa sottigliezza e l'ardente sensibilità, lo portarono a destreggiarsi tra interpretazioni che a volte erano più ingegnose che realistiche. Tra le sue opere vanno ricordate:


De doctrina Christiana

Da quando Agostino fu ordinato sacerdote cominciò seriamente a interessarsi all'esegesi delle Sacre Scritture. Quest'opera, redatta in quattro libri, raccoglie la sua esperienza di commentatore biblico: i primi tre libri trattano della comprensione dei contenuti (res) e delle parole (signa), il quarto discorre della corretta esposizione dei contenuti (proferre).

Sant'Agostino nello studio (dipinto di Vittore Carpaccio).
Sant'Agostino nello studio (dipinto di Vittore Carpaccio).

Il commentatore dei testi sacri, in questo caso della Bibbia, deve ponderare bene le proprie ipotesi e obbligatoriamente valutarle alla luce della gemina caritas ("duplice carità") cristiana,[47] presente in ogni parte della Sacra Scrittura: questo duplice amore, quello per Dio e quello per il prossimo, ne rappresenta il valore portante. Il lettore deve inoltre prestare molta attenzione alla comprensione delle parole che possono risultare sconosciute, spiegabili attraverso il confronto con le lingue greco-ebraiche, oppure quelle ambigue, che possono essere veramente comprese ricorrendo al testo originale o in alternativa consultando altre traduzioni a disposizione. Agostino dimostra qui uno spirito filologico di sensibilità molto elevata, ed elabora concetti di scientificità basilari per l'approccio alla comprensione di un testo.

Per quanto riguarda il proferre, l'autore ammette, a differenza di altri autori cristiani, l'uso della retorica classica purché miri alla creazione di una nuova retorica cristiana, che per essere tale deve essere esercitata da uomini meritevoli e integerrimi, ricordando il pensiero di Catone (un buon cittadino è un ottimo oratore).

All'interno del componimento si trovano molte riflessioni interessanti, come la differenza tra frui ("godere") e uti ("usare"), basata su una concezione che vede l'uomo bearsi di tutto ciò che provoca diletto ed usa ogni mezzo che è necessario per raggiungere tale piacere.[48] Nel sistema del godimento creato da Agostino, Dio naturalmente occupa il posto massimo, dunque l'uomo per raggiungere tale letizia deve impiegare gli strumenti che possiede, ossia l'anima e il corpo. L'altra riflessione che emerge è di carattere linguistico-culturale e consiste nella differenza tra res (la cosa in sé) e signum (ciò che rimanda ad altro). La parola è sicuramente un segno, afferma Agostino, pertanto la teoria platonica di un linguaggio naturale viene sostituita da quella di un linguaggio convenzionale, ossia frutto di un accordo comune tra gli uomini. Il filosofo chiude l'opera esprimendo la sua idea di nuova retorica cristiana: un'opera non dev'essere giudicata attraverso canoni prefissati (cioè quelli della retorica classica) ma, più propriamente, in base a ciò che essa realmente contiene.


Opere dogmatiche e morali



Pastorali e predicazioni


Oltre alle omelie sulle Scritture, i Benedettini hanno raccolto 364 sermoni di provata autenticità; la loro brevità suggerisce che siano resoconti redatti da discepoli, spesso revisionati da Agostino stesso. Se il Dottore che era in lui predominava sull'oratore, aveva meno colore, meno opulenza, meno attualità e meno fascino orientale di Giovanni Crisostomo, ma, d'altra parte, dimostrava una logica più nervosa, paragoni più arditi, maggiore elevazione e maggiore profondità di pensiero e, a volte, nei suoi scoppi d'emozione e nelle sue cadute nella forma dialogica, raggiungeva il potere irresistibile dell'oratore greco. Tra queste opere:


Altre opere



Culto


Agostino in un dipinto di ambito trentino.
Agostino in un dipinto di ambito trentino.

Agostino è venerato come santo dalla Chiesa cristiana sin da tempi remoti, e tradizionalmente rappresentato con la mitra e il pastorale come suoi tipici paramenti vescovili. Altre immagini di lui, tra cui la più antica risalente al VI secolo, lo raffigurano invece seduto ad uno scrittoio con un libro aperto.[52]

Nel 1298 fu annoverato fra i primi quattro dottori della Chiesa.[53]

In occasione del XV centenario della morte papa Pio XI ne commemorò la figura nell'enciclica Ad Salutem Humani del 20 aprile 1930. In occasione del XVI anniversario della conversione, papa Giovanni Paolo II pubblicò la lettera apostolica Augustinum Hipponensem, del 28 agosto 1986.

Il 22 aprile 2007 papa Benedetto XVI si recò a Pavia, nella basilica di San Pietro in Ciel d'Oro, a pregare presso la tomba del santo.

Sant'Agostino è santo patrono delle seguenti città:

È santo compatrono di Pavia (a partire dal 16 settembre 2007, dal decreto stipulato il 28 agosto 2007). È anche patrono secondario della Sardegna (ricorrenza liturgica il giorno 11 ottobre in memoria della Traslazione delle sue spoglie nell'Isola). In Sardegna esistono inoltre chiese ed altri edifici religiosi intitolati al santo, ad esempio: la Chiesa di Sant'Agostino di Sassari; la Cripta dentro la Chiesa di Sant'Agostino, a Cagliari; e la Chiesa di Sant'Agostino ad Abbasanta.


Ordini religiosi ispirati ad Agostino


Reliquia conservata nella Basilica di Sant'Agostino ad Annaba in Algeria
Reliquia conservata nella Basilica di Sant'Agostino ad Annaba in Algeria

Ad Agostino si deve la nascita delle varie regole del primo monachesimo, come la Regula Magistri e la Regola di San Benedetto. Cesario d'Arles, infatti, si ispirò alle sue idee sia per le sue prediche che per la fondazione di alcuni ordini monastici. A lui si ispirarono anche i papi che proposero le regole di vita dei Canonici Regolari di Sant'Agostino.

Successivamente, alla sua Regola di vita si rifecero numerose forme di vita religiosa, tra i quali l'Ordine di Sant'Agostino (OSA), chiamato degli Agostiniani: diffusi in tutto il mondo, insieme agli Agostiniani scalzi (OAD) e agli Agostiniani Recolletti (OAR), costituiscono nella Chiesa cattolica la principale eredità spirituale del santo di Ippona.

Ingresso al Monastero di Sant'Agostino e San Serafino di Sarov a Trikorfo, Grecia centrale. Il campanile contiene 400 simandri metallici e 62 campane.
Ingresso al Monastero di Sant'Agostino e San Serafino di Sarov a Trikorfo, Grecia centrale. Il campanile contiene 400 simandri metallici e 62 campane.

In Grecia, a Trikorfo (regione della Focide, nei pressi di Lepanto) opera un grande monastero Greco-Ortodosso[54] dedicato a Sant'Agostino di Ippona e San Serafino di Sarov. In questo monastero maschile (è noto che nella Chiesa Ortodossa esiste un unico μοναχικό τάγμα, o "ordine" monastico) risiedono oltre 30 giovani monaci, impegnati nella trasmissione del messaggio del Santo di Ippona.

Alcune Chiese scismatiche africane, fenomeni a metà tra le cosiddette "Piccole Chiese" ed il sincretismo (in particolare quelle fornite di successione apostolica), sorte nel corso del XIX e del XX secolo, si sono auto-definite Agostiniste, in considerazione dell'origine africana del santo.


Opere d'arte dedicate ad Agostino


La Chiesa di Sant'Agostino a Napoleon (Stati Uniti) è uno dei tanti luoghi di culto dedicati ad Agostino di Ippona.
La Chiesa di Sant'Agostino a Napoleon (Stati Uniti) è uno dei tanti luoghi di culto dedicati ad Agostino di Ippona.

Pittura



Scultura



Cinema e televisione



Opere teatrali



Musica



Romanzi filosofici e storici



Note


  1. Le confessioni, traduzione di Dag Tessore, Newton Compton Editori, 2012. URL consultato il 5 febbraio 2017.
  2. Agostino viene annoverato da Carlo Borromeo tra i santi di Milano: San Carlo Borromeo, Sant'Agostino, in I Santi di Milano, Il Club di Milano, 2012, ISBN 978-88-97618-03-4.
  3. Giuseppe Lorizio, Teologia fondamentale, vol. I, p. 273, Roma, Città Nuova, 2004.
  4. Poujoulat, Storia di Sant'Agostino: sua vita, sue opere, vol. III, p. 132, Losanna, S. Bonamici, 1845.
  5. «L'aggancio con le dottrine stoiche in Agostino è mediato attraverso Cicerone e Varrone», dai quali egli riprende, tra le altre cose, l'idea della felicità come scopo della filosofia; Luigi Manca, Il primato della volontà in Agostino e Massimo il Confessore, Roma, Armando, 2002, p. 57, ISBN 88-8358-385-X. Sull'influsso dello stoicismo sul giovane Agostino, che se ne discosterà soltanto nella vecchiaia, vedi anche L'originalità del Verbum nel De Trinitate di Agostino d'Ippona, articolo di Gaetano Piccolo, Mondodomani, 2011.
  6. Oggi infatti gli studiosi concordano sul fatto che la filosofia agostiniana è sostanzialmente di stampo neoplatonico (Werner Beierwaltes, Agostino e il neoplatonismo cristiano, prefazione e introduzione di Giovanni Reale, traduzione di Giuseppe Girgenti e Alessandro Trotta, Milano, Vita e pensiero, 1995). Gli studi del professor Reale ad esempio hanno contribuito a rimuovere le interpretazioni medievali del pensiero di Agostino, riconducendolo entro la cornice di un autentico neoplatonismo. Sant'Agostino erede di Platone, in Corriere della Sera, 12 dicembre 2007. URL consultato il 22 aprile 2022.
  7. «Nessuna altra cosa può rendere la mente compagna del desiderio disordinato se non la propria volontà e il libero arbitrio» (Agostino, Il libero arbitrio, libro I, 11, 21).
  8. Heinz Heimsoeth, I grandi temi della metafisica occidentale, Milano, Mursia, 1973, pp. 110-111.
  9. Remo Piccolomini, Natalino Monopoli, L'attualità di Agostino. Commento alla lettera apostolica «Agostino d'Ippona» di Giovanni Paolo II, Roma, Città nuova, 207, pp. 12, 256, ISBN 978-88-311-7474-9.
  10. Henri-Irénée Marrou, Crise de notre temps et réflexion chrétienne de 1930 à 1975, Beauchesne, 1978, p. 177; Étienne Gilson, Le philosophe et la théologie (1960), Vrin, 2005, p. 175; Encyclopedia Americana, Scholastic Library Publishing, 2005, volume 3, p. 569; Guy Bedouelle, L'Histoire de l'Eglise, Rouergues, 2004, p. 34; Norman Cantor, The Civilization of the Middle Ages, Harper Perennial, 1994, p. 74; François Mauriac, Bloc-notes, 1952-1957, Flammarion, 1958, p. 320; Claude Lepelley, Saint Augustin et le rayonnement de sa pensée in Histoire du Christianisme, Parigi, Seuil, 2007. p. 122; Grand Larousse encyclopédique, Librairie Larousse, 1960, tomo 1, p. 144.
  11. Mark Ellingsen, The richness of Augustine, his contextual and pastoral theology, Louisville, Westminster John Knox Press, 2005, p. 10.
  12. Antonio Sicari, Il quinto libro dei Ritratti di santi, Milano, Jaca Book, 1996, pp. 11, 224, ISBN 88-16-30313-1.
  13. Comune di Roma, Giovanni Falbo, 'Sant'Agostino Patrono di Ostia' (2009), p 8.
  14. Agostino, La felicità, 1, 6.
  15. Christian Courtois, Saint Augustin et le problème de la survivance punique, n. 94, pp. 239-282, Revue Africaine, 1950.
  16. Emerge qui velatamente il pensiero di Agostino sulla natura del male, concepito come un semplice non-essere: il furto, opera malvagia, è privo di consistenza. «Qualcosa» erano le pere, ma non da esse egli era attratto, bensì dal desiderio di rubare fine a se stesso.
  17. «Venni a Cartagine, dove da ogni parte mi strepitava intorno una ridda di turpi amori. […] Cercavo un oggetto da amare, amando di amare, e detestavo la tranquillità e la via senza trappole, perché avevo un vuoto, dentro di me, di cibo interiore. […] Perciò l'anima mia era malata e, piena d'ulceri, si gettava al di fuori, sulle creature, miserabilmente avida di essere sfregata dal contatto con le realtà sensibili» (Confessioni, III, 1, 1).
  18. F. Loofs, Realencyklopädie, 3ª edizione, II, 268.
  19. Erwin Roderich, Hermann von Kienitz, Abendland-Verlag, 1947, Augustinus: Genius des Abendlandes, 114.
  20. «L'Ortensio mi piaceva perché non m'incitava a seguire questa o quella setta, ma ad amare, cercare, conseguire, possedere e abbracciare con forza la sapienza stessa, quale essa fosse; e mi accendeva e m'infiammava» (Confessioni, III, 4).
  21. Setta fondata da Mani di Babilonia, che riconosceva Gesù come profeta, ma inferiore a sé.
  22. Sul vescovo manicheo Fausto di Milevi, Heinrich Kraft, La teologia dei padri [1966], V, pag. 168, a cura di Gaspare Mura, trad. it., Città Nuova Editrice, Roma 1987 ISBN 88-311-9205-1; e Francesco Adorno, La filosofia antica: cultura, filosofia, politica e religiosità II-VI secolo d.C., IV vol., pag. 359, Feltrinelli, Milano 1992 ISBN 88-07-81138-3.
  23. Confessioni, V, 6, 10.
  24. Pavia e l'Europa, su monasteriimperialipavia.it.
  25. Servitium. Quaderni di spiritualità XXIV (1990), pp. 31-42.
  26. Citazione della seconda epistola di San Pietro, II, 20.
  27. Come già ripetuto, Agostino erediterà da Platone la fede nell'esistenza di due mondi indipendenti: uno intellegibile nel quale dimora la Verità e si conosce l'anima, e uno sensibile che, manifesto alla vista e al tatto, è creato a immagine e a verosimiglianza del primo. Il mondo sensibile può indurre gli stolti a rimanere schiavi dell'opinione, smarrendo la vera conoscenza (Contra Academicos, III, 17.37), (LA, EN) Vernon J. Bourk, Augustine’s View of Reality, in The Saint Augustine Lecture Series, 1963, p. 38, DOI:10.5840/stauglect19639. URL consultato il 3 febbraio 2020 (archiviato dall'url originale il 29 gennaio 2020). Secondo Agostino, Platone fu l'uomo «più sapiente e più colto della sua epoca»: seppe costruire un sistema filosofico perfetto, unendo «all'arguzia e alla finezza socratica, che ebbe in materia di morale, la scienza delle cose naturali e divine», che Pitagora aveva appreso dalle discussioni con Ferecide di Siro riguardo all'anima immortale, Biviana Unger, Tra scetticismo e platonismo: la ricerca agostiniana della verità - Seminario di Filosofia Medievale (PDF), su cirfim.unipd.it, Università di Padova, 17 maggio 2017, p. 3. URL consultato il 3 febbraio 2020 (archiviato dall'url originale il 29 gennaio 2020).
  28. Confessioni, VI.
  29. Esprimendo un concetto che sarà ripreso da Pascal, Agostino scriveva che «l'intelletto cerca Colui che ha già trovato» (De Trinitate, 15, 2, 2).
  30. «Io sono la Via, la Verità e la Vita», vangelo di Giovanni 14,6.
  31. Confessioni, VIII, I II.
  32. Si trattava della lettera ai Romani, nel punto in cui Paolo sosteneva che era giunto il tempo di «destarsi dal sonno» esortando perciò a «comportarsi onestamente come in pieno giorno: non in mezzo a gozzoviglie e ubriachezze, non fra impurità e licenze, non in contese e gelosie, ma rivestitevi del Signore Gesù Cristo e non abbiate cura della carne per soddisfarne i desideri» (Romani, 13, 13-14).
  33. Tale località potrebbe essere all'attuale Cassago Brianza, secondo F. Meda, Controversia sul Rus Cassiciacum, in «Miscellanea Agostiniana», vol. II, pagg. 49-59, Roma 1931. Dello stesso avviso Rinaldo Beretta, Dov'era Cassiciaco che ospitò S.Agostino?, Carate 1928. Di altro avviso Carlo Massimo Rota, La villeggiatura di S. Agostino, Varese 1928, dove Cassiciacum è identificata invece con Casciago, tesi autorevolmente sostenuta dal Beato Cardinal Schuster e dal Cardinal Giacomo Biffi.
  34. Vita Sancti Augustini, XXII.
  35. De civitate Dei, XIX, c. XIII, n. 2.
  36. Sant'Agostino, Confessioni, VII, 12-20.
  37. Epistola LXXXVIII, a Gennaro vescovo donatista.
  38. Vos rogamus ne occidatis Epistola c, al proconsole Donato.
  39. Non si tratta di un conflitto tra ragione e volontà, o tra principi contrapposti come li intendevano i manichei, bensì di un conflitto tutto interno alla volontà, che risulta sdoppiata:
    «Il comando della volontà riguarda se stessa, non altro da sé. Quindi non è tutta la volontà che comanda; per questo il suo comando non si realizza. Se fosse tutta, infatti, non comanderebbe di essere, poiché già sarebbe. Il fenomeno straordinario perciò non consiste nel volere da una parte e non volere dall'altra, ma in una malattia dello spirito, incapace di ergersi tutto intero, in quanto sollevato dalla verità, ma appesantito dall'abitudine. Allora le volontà sono due, poiché nessuna è intera e nell'una è presente ciò che è assente nell'altra.»
    (Agostino, Confessioni, VIII, 9, 21; Opera Omnia di Sant'Agostino a cura della «Nuova Biblioteca Agostiniana» (abbreviata in NBA), I, p. 240, Roma, Città Nuova, 1965 ss.)
  40. Ugo e Annamaria Perone, Giovanni Ferretti, Claudio Ciancio, Storia del pensiero filosofico, vol. I, Torino, SEI, 1975. Si tratta di un concetto, questo di Agostino, che rievoca le parole di Paolo di Tarso: «C'è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; io infatti non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio. Ora, se faccio quello che non voglio, non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me» (Paolo, Lettera ai Romani Rm 7, 18-20, su laparola.net.).
  41. In particolare da San Fulgenzio, vedi Giuseppe Cossu, Della città di Cagliari, notizie compendiose sacre e profane, Cagliari, Reale Stamparia, 1780, p. 97, dove si fa menzione dell'epistola De translatione corporis B. Augustinii, di Giacomo Oldrado.
  42. Gabriele Del Grande, Il mare di mezzo, Infinito, 2010, p. 24.
  43. Agostino vi difese la prassi del battesimo dei neonati, convinto che costoro fossero destinati all'inferno se morti prima di essere battezzati, non essendo stati purificati dal peccato originale. Nel Medioevo verrà introdotto il concetto di Limbo quale luogo ultraterreno in cui collocare le anime dei non battezzati.
  44. "As Augustine only seems to have become fluent in Greek later in his career, he was initially dependent on translations." (H. A. G. Houghton, Augustine’s Text of Johnː Patristic Citations and Latin Gospel Manuscripts, New York, Oxford University Press, 2008, p. 48; "he himself [Agostino] knew no Hebrew, and his knowledge of even the Greek language progressed to a proficient level only in his later years", Edmon L. Gallagher, "Augustine on the Hebrew Bible", The Journal of Theological Studies, NS, 2016, p. 3.
  45. Michael G. Cox, Augustine, Jerome, Tyconius and the Lingua Punica, "Studia Orientalia", vol. 64, 1988, pp. 83-106.
  46. in altre lingue tradotto come Commenti ai Salmi.
  47. Con l'espressione «gemina caritas» Agostino riassume il contenuto del duplice comandamento di amare Dio e il prossimo come se stessi (De doctrina Christiana 2, 6, 7).
  48. «Chiamo carità l'atto spirituale volto al godimento di Dio in se stesso, e di sé e del prossimo in vista di Dio. […] L'atto col quale la carità giova a se stessa si chiama invece utilità» (De doctrina Christiana 3, 10, 16; trad. di L. Alici (LCPM 7), Milano 1989, p. 239).
  49. Secondo la leggenda, per via del notevole impegno che Agostino profuse nell'opera, un angelo gli avrebbe spiegato che il tentativo umano di comprendere il mistero della Trinità era come cercare di raccogliere l'acqua del mare in una piccola buca sulla sabbia: l'episodio è stato raffigurato da Botticelli in una pala conservata agli Uffizi di Firenze.
  50. Ad Simplicianum I, 2, 13.
  51. Augustine 2007, pp. 11-12, 439-440.
  52. Alfredo Cattabiani, «Agostino Aurelio», in Santi d'Italia: vita, leggende, iconografia, feste, patronati, culto, Milano, BUR, 1993.
  53. Victor Saxer, Il culto dei martiri romani durante il Medioevo centrale nelle basiliche Lateranense, Vaticana e Liberiana, in Roma antica nel Medioevo, Milano, Vita e Pensiero, 2001, p. 155, ISBN 88-343-0686-4.
  54. Sacro Monastero di Sant'Agostino di Ippona e San Serafino di Sarov, Trikorfo Fokida, Grecia, su freemonks.gr. URL consultato il 29 settembre 2020.
  55. Stefano Masi, Enrico Lancia, I film di Roberto Rossellini, pp. 117-121, Gremese Editore, 1987.
  56. Agostino di Ippona di Roberto Rossellini, su cassiciaco.it, Associazione storico-culturale S.Agostino. URL consultato il 27 giugno 2015.
  57. Ripubblicato all'interno del libro di Maricla Boggio, Aleida e il Che, Il tempo di Agostino, Savonarola, Il Volto velato, Roma, edizioni Bulzoni, 2015.

Bibliografia



Voci correlate


  • Adeodato (figlio di Agostino)
  • Ambrogio di Milano
  • Beato Clemente
  • Cammino di Sant'Agostino
  • Dottori della Chiesa
  • Letteratura cristiana
  • Linguistica agostiniana
  • Ordine di Sant'Agostino
  • Padri della Chiesa
  • Pensiero di Sant'Agostino d'Ippona
  • Regola agostiniana
  • Santa Monica

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Collegamenti esterni


Predecessore Vescovo di Ippona Regia Successore
Valerio 396 - 430 Eraclio
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[de] Augustinus von Hippo

Augustinus von Hippo, meist ohne Zusatz Augustinus oder Augustin, gelegentlich auch Augustinus von Thagaste oder (wohl nicht authentisch) Aurelius Augustinus (* 13. November 354 in Tagaste, heute Souk Ahras, Algerien; † 28. August 430 in Hippo Regius nahe dem heutigen Annaba, Algerien) war ein römischer Bischof und Kirchenlehrer. Er gilt neben Hieronymus, Ambrosius von Mailand und Papst Gregor dem Großen als einer der vier lateinischen Kirchenväter des patristischen Zeitalters der Alten Kirche, deren Konsens in dogmatischen und exegetischen Fragen kanonische (verbindliche) Geltung zugesprochen wurde.
- [it] Agostino d'Ippona



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