Caco è un personaggio della mitologia romana, generato da Vulcano.
In origine era probabilmente un'antica divinità del fuoco della regione nella quale fu fondata Roma, e per questo motivo emetteva fuoco dalle fauci.
In seguito si pensò a Caco come un mostro dall'aspetto scimmiesco, dato che il suo corpo era coperto di un manto peloso e, secondo la descrizione tramandataci da Properzio, possedeva tre teste.[1]
Caco appare nella decima delle Fatiche di Ercole. Ne narra per esempio Virgilio (Eneide VIII, 193-306), come di un mostro sputafuoco, in riferimento eziologico al culto di Ercole da parte degli Arcadi, ma anche Tito Livio (I, 7), Orazio (Satire), descrivendolo come un pastore, e Dante Alighieri (Inferno XXV, 17-34) come di un centauro.
Caco viveva in un anfratto dell'Aventino e terrorizzava i suoi vicini con i suoi furti. Tra le sue azioni vi fu anche il furto di una parte della mandria dei buoi che Ercole aveva a sua volta rapito al mostro Gerione, mentre Ercole li stava portando ad Argo. L'eroe si adirò molto e si mise alla ricerca dei buoi: l'impresa si rivelò ardua, perché Caco aveva portato le bestie nella sua grotta trascinandole per la coda, in modo che le orme rovesciate indicassero la direzione opposta. Una delle bestie rispose però al richiamo di Ercole, permettendogli di scoprire così la grotta (che era stata puntellata da Caco con un enorme masso). L'eroe, presa da un monte una rupe aguzza, riuscì ad aprirsi un varco all'interno della spelonca. Il mostro cercò di difendersi vomitando dalle fauci un'immensa fumata che avvolse la grotta in una buia caligine; ma Ercole balzò attraverso il fuoco, afferrò Caco e lo strinse tanto da fargli uscire gli occhi dalle orbite, uccidendolo.
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