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Sarpedonte (in greco antico: Σαρπηδών, Sarpēdón) è nella mitologia greca il nome di un semidio alleato di Troia durante la famosa guerra della mitologia greca: era figlio di Zeus e di Laodamia, a sua volta figlia di Bellerofonte e sorella di Isandro e Ippoloco.

Sarpedonte
Sarpedonte colpito a morte da Patroclo, particolare da un'idria Protolucana a figure rosse dal Pittore di Policoro, ca 400 a.C., dalla sua tomba ad Eraclea, Policoro (Museo Archeologico Nazionale).
SagaCiclo troiano
Epitetogrande
1ª app. inIliade
Sessomaschio
ProfessioneRe della Licia
Il Sonno e la Morte conducono verso la Licia il cadavere di Sarpedonte, opera di Johann Heinrich Füssli, 1803, Zurigo, Sammlung Haus Rechberg.
Il Sonno e la Morte conducono verso la Licia il cadavere di Sarpedonte, opera di Johann Heinrich Füssli, 1803, Zurigo, Sammlung Haus Rechberg.

Il mito



Nascita e infanzia


Ancora giovane, Laodamia fu amata da Zeus, e da lui generò un figlio, il piccolo Sarpedonte[1]. Gli zii del bambino, Isandro e Ippoloco, quando egli era ancora un bambino stabilirono di disputare una gara per vedere chi di loro sarebbe salito al trono. Insieme proposero di appendere al petto di un bambino un anello d'oro e di scoccare una freccia attraverso quel difficile bersaglio. Sorse tuttavia una lite a proposito del bambino da utilizzare come vittima; ciascuno di loro infatti reclamò il figlio dell'altro[2].

Per impedire una lotta fratricida, Laodamia intervenne, offrendosi di legare al collo del figlio Sarpedonte il fatidico anello. Di fronte a questo gesto di puro coraggio, i due fratelli rinunciarono alle loro pretese e affidarono il regno a Sarpedonte, il quale, cresciuto, regnò sul suo popolo associando poi al trono il giovane cugino Glauco, figlio di Ippoloco[3].


Nella guerra di Troia


Lo stesso argomento in dettaglio: Guerra di Troia.

Quando Paride, figlio di Priamo, rapì da Sparta la regina Elena, moglie di Menelao e sorellastra di Sarpedonte, provocando una dichiarazione di guerra da parte di Agamennone e di tutti i capi Achei, il figlio di Zeus, pur avanti negli anni, abbandonò la moglie e il figlio ancora neonato nella sua terra per accorrere in aiuto dei Troiani. Egli partì insieme al figlio illegittimo Antifate (avuto da una schiava)[4], ai due fratellastri Claro e Temone (figli di Laodamia e di un mortale non noto) e a Glauco (che gli fu sempre fedelissimo compagno) con grandi truppe di guerrieri della Licia, provenienti dall'intera regione dell'Asia Minore.


Combattimento contro Tlepolemo

Morte di Sarpedonte, particolare di un'anfora Attica a figure nere, 500-490 a.C., dall'Italia, Parigi, Musée du Louvre.
Morte di Sarpedonte, particolare di un'anfora Attica a figure nere, 500-490 a.C., dall'Italia, Parigi, Musée du Louvre.

Nel bel mezzo della battaglia, quando Pandaro venne ucciso ed Enea fu colpito gravemente da Diomede, Sarpedonte avanzò verso Ettore e lo rimproverò aspramente per il suo comportamento privo di ferocia e foga nei confronti dei nemici[5]; le sue parole provocatorie irritarono particolarmente l'eroe troiano, il quale tornò in battaglia e continuò a fare vittime[6]. Ad un certo punto Tlepolemo, il valoroso guerriero acheo, figlio di Eracle, quasi spinto dalla Moira, si apprestò a raggiungere Sarpedonte e lo oltraggiò, criticandolo per la sua vigliaccheria e il timore della battaglia.

«Sarpedonte, anziano dei Lici, chi ti costringe
a nasconderti qui, tu che non sai la lotta?
Falsamente seme di Zeus egíoco ti dicono
molto al di sotto tu sei di quegli uomini
che nacquero da Zeus al tempo degli antichi»

(Commento di Tlepolemo Omero, Iliade, cap. V, versi 633-637)

Furente, Sarpedonte replicò duramente in risposta[7]. Poi scagliò l'asta di frassino contro di lui, nello stesso momento in cui Tlepolemo ricambiava il colpo. Sarpedonte colse il nemico in pieno collo, coprendogli gli occhi con la morte tenebrosa[8]; l'asta scagliata da Tlepolemo non fu comunque vana, ma colpì l'avversario alla coscia, penetrando fino all'osso, tanto che la Moira passò davanti al giovane eroe, ma venne subito allontanata dal padre Zeus, che molto teneva alla vita del figlio[9].

Quando i compagni di Sarpedonte videro il loro comandante caduto e ferito gravemente, accorsero e lo condussero fuori dalla battaglia per farlo riprendere[10].

Sarpedonte, accortosi ben presto che molti dei suoi uomini cadevano uccisi per mano di Ulisse, invocò Ettore, chiedendo al colmo delle lacrime il suo aiuto; ma l'eroe troiano rifiutò duramente, scavalcando il suo corpo e procedendo nei combattimenti[11]. Ben presto il capo licio venne portato in salvo dai compagni e disteso sotto la sacra quercia del padre; qui, il fedele amico Pelagonte gli trasse fuori l'arma e, grazie al soffio di Borea, egli poté riacquistare i sensi[12].

Partecipò allo scontro presso le navi, dove brillò per coraggio ed eroicità. Protetto dal padre Zeus, incitò i guerrieri lici a superare le mura di cinta greche e uccidendo il guerriero greco Alcmaone, figlio di Testore, mentre cercava di fermarlo ad ogni costo. Infine riuscì addirittura a respingere, senza uccidere, Aiace Telamonio e suo fratello Teucro. Insieme agli altri comandanti troiani portò soccorso ad Ettore ferito a causa di un macigno.


Contro l'accampamento acheo

Nonostante i presagi e le condizioni fossero perlopiù sfavorevoli ai Troiani, Ettore contò solo sul suo valore in battaglia e sulla paura che incuteva nei nemici e stabilì di attaccare direttamente l'accampamento acheo, per giungere sino alle loro navi. Il suo consigliere Polidamante lo convinse ad essere più cauto nelle sue mosse, invitandolo a dividere in gruppi l'esercito e a posizionarne ciascuno di fronte alle varie porte della muraglia[13].

L'eroe troiano ascoltò il saggio consiglio dell'amico e impartì a ciascun capitano troiano l'ordine di organizzare un proprio gruppo.


La morte

Morte di Sarpedonte mentre Hermes osserva, Cratere di Eufronio, con iscrizione: HVPNOS-HERMES-θΑΝΑΤΟS (515 a.C.), Attica.
Morte di Sarpedonte mentre Hermes osserva, Cratere di Eufronio, con iscrizione: HVPNOS-HERMES-θΑΝΑΤΟS (515 a.C.), Attica.

Affrontò Patroclo, che indossava le armi d'Achille, ma riuscì soltanto a uccidere Pedaso (l'unico cavallo mortale del Pelide) e finendo però egli stesso trafitto dalla lancia dell'eroe greco. Quando i greci iniziarono ad infierire sul corpo senza vita, intervenne Zeus che inviò Ipno (il Sonno) e Tanato (la Morte), i quali lo portarono in Licia dove ricevette gli onori funebri, come era stato stabilito dagli dei.


Approfondimenti



Guerrieri lici giunti a Troia


L'elenco seguente nomina i più importanti guerrieri lici che accompagnarono Sarpedonte alla guerra di Troia.

Atimnio e Maride erano i due giovani figli di Amisodaro, il custode della Chimera, che era stata uccisa da Bellerofonte, avo di Sarpedone.


Vittime di Sarpedonte


L'elenco seguente fa menzione dei guerrieri achei che Sarpedonte uccise lottando contro gli Achei: secondo Gaio Giulio Igino, egli uccise due guerrieri[14], ma le versioni riguardo a ciò sono piuttosto contrastanti.

  1. Antifo, capitano acheo, figlio di Tessalo e nipote di Eracle, fratello di Fidippo (Igino, Fabula, 113).
  2. Tlepolemo, figlio di Eracle, rifugiatosi a Rodi dopo aver commesso un delitto involontario (Omero, Iliade, libro V, versi 655-659).
  3. Alcmaone, guerriero acheo, figlio di Testore (Omero, Iliade, libro XII, versi 393-396).
  4. Fere, figlio di Admeto, valoroso guerriero acheo (Darete il Frigio, 26).
  5. Pedaso, non si tratta di un guerriero nemico ma dell'unico cavallo mortale di Achille, a differenza di Balio e Xanto, cavalli immortali. Sarpedonte uccise l'equino (credendo che Patroclo fosse Achille, poiché aveva indosso le sue armi), finendo però egli stesso trafitto dalla lancia dell'eroe (Omero, Iliade, libro XVI, versi 466-469).

Culto


Nella Licia il suo nome era oggetto di culto eroico, a suo nome furono fondate diverse città del tempo a conferma dell'importanza che avesse il suo nome (o quello degli omonimi).


Sarpedonte nell'Eneide


Virgilio ricorda varie volte Sarpedonte nell'Eneide: nel libro I Enea, evocando i grandi morti di Troia, lo definisce "grande" (ingens, v.100); nel IX libro è descritta la morte del figlio illegittimo Antifate, ucciso da Turno nel corso della guerra tra troiani e italici (v. 697); nel X libro, Giove rievoca con commozione ad Alcide (Ercole) la morte del proprio figlio Sarpedonte Troiae sub moenibus altis, come altri figli di dèi (vv. 469-471); nel XII, Turno uccide in combattimento anche i due fratellastri del re licio, Claro e Temone.


Note


  1. Omero, Iliade, libro VI, versi 198-199.
  2. Apollodoro, Epitome, III, 34-35.
  3. commento di Eustazio a Omero, p. 894
  4. Sarpedonte aveva anche un figlio legittimo, che durante la guerra di Troia era ancora un bambino: non conosciamo né il suo nome né quello della sposa del re (Omero, Iliade, Libro V, v.688).
  5. Omero, Iliade, libro V, versi 471-492.
  6. Omero, Iliade, libro V, versi 493-496.
  7. Omero, Iliade, libro V, versi 647-654
  8. Omero, Iliade, libro V, versi 655-659.
  9. Omero, Iliade, libro V, versi 660-662.
  10. Omero, Iliade, libro V, versi 663-667.
  11. Omero, Iliade, libro V, versi 669-691.
  12. Omero, Iliade, libro V, versi 692-698.
  13. Omero, Iliade, libro XII, versi 37-79.
  14. Igino, Fabula, 115.

Bibliografia



Fonti



Traduzione delle fonti



Moderna



Voci correlate



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[fr] Sarpédon

Dans la mythologie grecque, Sarpédon (en grec ancien Σαρπηδών / Sarpêdốn) est un fils de Zeus et d’Europe[1],[2]. Il apparaît dans les fragments des Cariens, tragédie perdue d'Eschyle, et un fragment de Bacchylide (fr. 10 SM). C'est la version principale reprise par le pseudo-Apollodore[3] ou de Laodamie selon Homère[4]. Il est le frère de Minos et Rhadamanthe, Virgile lui donne deux frères, Claros et Thémon, qui combattent les Rutules aux côtés d’Énée dans les troupes d’Évandre et que Turnus tuera.
- [it] Sarpedonte (figlio di Laodamia)

[ru] Сарпедон (младший)

Сарпедон (др.-греч. Σαρπηδών) — персонаж древнегреческой мифологии[3]. Согласно Гомеру, сын Зевса и Лаодамии, дочери Беллерофонта[4]. Либо сын Эвандра и Деидамии[5], внук старшего Сарпедона.



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